L’energico stile di Luigi Dugo trova le sue radici in una tradizione pittorica che risale a tempi addietro, una tradizione a cavallo tra impressionismo ed espressionismo che vede il sentimento come ragione guida di ogni opera d’arte . La sua produzione artistica verte sull’ espressione delle emozioni in tutta la loro forza dirompente e senza mai smorzarne l’intensità Dugo agisce con spatola e pennello dando vita a dipinti emozionanti e romantici allo stesso tempo, nonostante la struttura cromatica si allontani moltissimo dalla definizione di romantico . La sua esperienza pittorica lo ha guidato negli anni riuscendo a far sì che il suo stile assumesse una connotazione del tutto personale acquisendo caratteristiche che avrebbero messo in luce la mano dell’artista e creando le basi per una carriera artistica intensa e di grande valore . Luigi Dugo predilige sempre il sentimento all’estetica e questo non perchè le sue opere non siano esteticamente efficaci ma perchè spesso sono prive di quei dettagli e di quelle rifiniture stilistiche più comuni, che ci rendono tutto più familiare meno insolito scegliendo con sicurezza un tratto più rapido e apparentemente meno curato un tratto grossolano che definisce l’accenno del contorno delle figure che rappresenta l’artista e riempiendo questi questi stessi contorni con campiture di colori intensi a tratti brillanti e a tratti cupi , che costituiscono l’impianto tonale necessario a trasmettere all’astante l’intento emotivo del maestro. Spicca in lui una sensibilità profonda nei confronti dell’essere umano, una empatia che lo rende più vicino al pubblico e che consente all’osservatore di non sbagliare interpretazione e capire pienamente la segnica del suo linguaggio pittorico, complesso ed articolato. Un pittore di grande contemporaneità che nel tempo ha saputo plasmare il suo stile seguendo l’andatura delle correnti artistiche traendone ispirazione senza mai però obbligarsi a sottostare a dettami preconfezionati tipici di un’era artistica patinata e qualche volta ipocrita rimanendo un artista libero nel pensiero e nell’azione.

SANDRO SERRADIFALCO

La Disperazione - Tecnica Mista
Una costante è ormai da riscontrare nel lavoro di Luigi Dugo: facilmente egli accredita non volti di maturità bensì di ragazzi e vecchi, due età assorte e opposte, dialetticamente opposte; senza soluzioni di continuità trapassando l’una nell’altra, hanno una medesima maschera di mestizia, emergono da una medesima oscurità che poi si stinge in macchie e ombre, in diradati silenzi. La ragione c’è. E va cercata non soltanto nel fatto che quella di Dugo continua a rimanere dimensione agreste, contadina e preindustriale, bensì soprattutto nel fatto che tale dimensione viene vissuta (esposta) nei termini del negativo, in riporti aspri e angolosi. la serenità, non dico la felicità, è assente. E al centro tra esse – tra queste due età, tra i due tempi – un mondo adulto espresso in pietre spigolose, in strade secche e tragiche, in case, che sembrano fatte appositamente per additare il contrasto violento ed elementare di bianco e nero, in alberi. Gli alberi. Credo sia questa l’altra costante di Dugo, siano cioè gli alberi verso i quali non risulta alcuna disposizione elegiaca, ma incombono rudi, massicci e drammatici, ed è quanto Leonardo Sciascia già annotava per gli alberi di Bruno Caruso, che è tipico del contadino siciliano e dell’uomo siciliano, guardare l’albero nella sua espressione di fatica e perciò cogliere “ quest’aria sinistra, questo sentore di cenere e sangue”. E in Dugo è come se qualcosa di disperato e ammalato, una forza ossessiva e brutale, sollevi rami e foglie, incrini i tronchi, a deteriorare anche il sospetto di immagini serene. Il segno di Dugo, in apparenza replica del mondo, scopre le deformazioni della violenza e della fatica. Sono cose precise, quelle di Dugo, menzionate per quello che sono e proprio per questo alcune volte si costituiscono a simbolo, a cifre di realtà, traducono rigorose ambivalenze: adolescenza e vecchiaia, vita e morte, la mobilità di ciò che c’è e la permanenza di quanto è destinato a perire. È dunque sullo sfondo di una natura minacciosa che trovano specificità i volti di Dugo, duramente incisi quasi che con tenacia vogliano sostenere nella loro consistenza un proprio ostinato diritto all’essere, strenuamente contrapporsi a quell’aria di morte che par permeare il groviglio dei segni.

SEBASTIANO ADDAMO

Conversazione - grafica
All’avanguardia, astuzia della storia. Luigi Dugo oppone una particolare serenità vedutista e un realismo di impegno sociale, attingendo a quell’educazione figurativa che non ha mai apprezzato le rivoluzioni pregnanti e le rappresentazioni idilliche e romantiche del paesaggio. Siciliano, Luigi Dugo, non concede nulla a quell’esuberanza, prepotente e rigogliosa,
perfino prodiga, che è tipica di certi artisti del sud: dalla porosità madreporica di Vincenzo Ciardo, alla violenza oltranzista di un Guttuso o di un Migneco o di un Sassu. In lui tutto è limpido, sereno, talora quasi patetico nel controllo della sintassi dei sentimenti, nell’abbandono ad una limpidezza che non ha pari in altri artisti. Luigi Dugo è pittore che sente alla maniera forte tutti i problemi connessi con la situazione storico-sociale della sua terra. C’è alla base una solida coscienza morale che comporta una precisa scelta di contenuti, di temi e di soggetti. Egli fa sì che la sua problematica estenda la sua azione a motivi umani e sociali che, partendo dal passato, investono il presente e il futuro, determinando un discorso ad ampio raggio, che abbisogna d’altrettanta vastità di respiro nel momento in cui si realizza in una pittura di schietta impronta figurativa. La storia di Dugo sta in quei tetti rossicci dei paesaggi aggrappati ai piedi dei Nebrodi o delle Madonie; nella folla del mercatino di paese, nel dramma umano che i personaggi da lui ritratti incarnano, che è, insomma, pittura di protesta e di denuncia. L’umanità di cui Dugo ci presenta l’immagine è un’umanità che porta sui propri gesti tragici e rassegnati tutto il peso delle contraddizioni, delle miserie e dei soprusi che hanno assillato nei secoli e ancor oggi assillano la grande maggioranza degli uomini. Ed è proprio il colore denso, turgido, aggregato in un tessuto compatto, dove il dosaggio delle luci, lo svolgersi della forma, l’architettura dell’immagine, l’insistenza su taluni motivi-base, sono elementi di un linguaggio coerente; il colore, che innervandosi su queste crude forme tormentate dal dolore, dalla furia e dalla prepotenza, esalta questi quadri in tutta la loro drammaticità e si fa lucido specchio d’una condizione che, sebbene particolare, investe ormai tutta l’umanità intera. È evidente in siffatta pittura il sostrato emozionale. La pittura qui è specchio di un sentire vibrato, sotteso sulle corde di un sentimento vero. La cultura figurativa, che pure è ricca nell’esperienza del’artista, soggiace al dettato dell’emozione, tanto da rendere vano il giochetto dei riporti linguistici: Luigi Dugo è sempre sé stesso sia che indugi a cogliere il barbaglio di luce nel mercatino, sia che s’impegni nei valori espressivi del dramma umano. È l’istintività che domina: ed in essa la pittura si fa dono di una comunicazione franca, appassionata, spontanea, come un frutto stesso della natura.

GIANCARLO ROMITI