Composizione 1 - acrilico su tela - cm 80x60 - 1988

Disegna e dipinge come si scolpirebbe, il siculo Luigi Dugo. Sbozza per segni netti e rettilinei, i cui intrecci, memori di un imprinting formale che deriva certamente dalle esperienze neocubiste dell’ultimo Dopoguerra, finiscono per definire una forma di massima, che può essere connotata nel dettaglio, attraverso ulteriori interventi grafici o coloriture che si stendono planari in superficie, ma anche sopravvivere nello stato primario in cui è stata individuata, del tutto autosufficiente.

Dugo non ha dipinto in un modo solo, la sua carriera è troppo lunga e vissuta per potersi fermare a un unico approdo. Le sintesi espressive sono proprie degli epigrammi, della lirica ridotta a pochi cenni Dugo, però, non potrebbe fare a meno di usare anche un eloquio più disteso e prosaico, di raccontare la condizione dell’uomo, degli uomini in particolare, che sente più vicini a sè stesso, della terra in cui vive, una Sicilia che, pur essendo riconoscibilissima, viene intuita come un’entità metafisica, un concetto platonico che precede la sua sustanziazione fisica. Ne escono fuori luoghi, anche quando fascinosi, al limite della desolazione, e un’umanità che fatica a vivere, oberata dalle umiliazioni materiali che si trova ad affrontare, ma non per questo sembra disperata.

C’è cupezza ma non tristezza nel mondo illustrato da Dugo, come se la sicilianità fosse, prima di ogni altra cosa, l’arte di riuscire a intravedere comunque il lato positivo della vita.

Prof. Vittorio Sgarbi