Luigi Dugo (1923-2018), nato ad Avola, in provincia di Siracusa, viveva ed operava da sempre a Lentini. É stato docente di disegno e storia dell’arte presso il liceo scientifico “Vittorini” di Lentini. Numerose sue opere sono presenti nelle collezioni d’arte dei maggiori centri italiani ed in Francia, Svizzera, Germania, Polonia, Inghilterra, Olanda e U.S.A. Si trovano inoltre sue opere grafiche presso: Archivio della biennale di Venezia, Biblioteca Nazionale di Roma, Biblioteca nazionale di Firenze, Biblioteca di Ancona, Museo d’Arte Moderna di Roma, Museo d’Arte Moderna di Parigi, Museo d’Arte Moderna di Amsterdam, Museo dell’Informazione di Senigallia, Archivio della Quadriennale di Roma, Archivio Arti Visive della Provincia di Ancona, Museo Civico ”SALVI” di Sassoferrato.
Principali mostre: ha esposto a Milano, Napoli, Roma, Bologna, Firenze, Forlì, Ancona, Siracusa, Palermo, Catania, Reggio Calabria, Ferrara, Genova, Lecce, Como, La Spezia, Venezia, Amsterdam, Parigi e Vienna.
L’artista è stato invitato alla 1^ e alla 3^ Biennale d’Arte a Città della Spezia.
Le sue opere sono apparse nei più prestigiosi trattati d’arte contemporanea, fra i quali: Catalogo nazionale d’Arte Moderna Bolaffi n.12-15 e 16, Annuario di Attività Artistiche e Culturali CIAC 1977/78, Annuario Comanducci n.5 e 8, Guida dell’ Arte Contemporanea – Ed. Bugatti, Dizionario Nazionale degli Artisti Italiani, Repertorio Nazionale delle Arti Figurative 1978, AMP International Catalogue of Modern Art, Catalogo Internazionale d’Arte Contemporanea a cura di G. Seveso, Guida agli Artisti Famosi nel mondo 1990, I Grandi Capolavori nell’Arte Antica e contemporanea 1990, e tanti altri.
Il Presidente della Repubblica italiana, su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione, con decreto 02/06/1991, gli conferisce il Diploma di benemerenza “Medaglia d’Oro” dei benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte quale riconoscimento alla sua attività educativa nella scuola.
Sebastiano Addamo anni fa, scrivendo della pittura di Dugo, sottolineava alcune caratteristiche formali dell’artista, soprattutto evidenziando il mondo raffigurato da cui traspare il senso di una umanità triste e desolata. “Le case, le strade, i paesaggi appaiono privi di luce, eternamente anneriti e opachi”. Allo stesso modo sono profilate le periferie: sono cieche, luoghi senza anima, ruvide e inabitabili. Come se da ogni parte salga uno spavento, come se un terrore incombente penetri le cose e gli uomini. Perciò in Dugo gli spazi quasi sempre sono chiusi, circoscritti e limitati: non c’è alcun al di là da perseguire; nient’altro che una vita “data” che all’uomo è imposta e non puo’ essere mutata.[…] Luigi Dugo analizza una condizione senza alcuna tentazione folkloristica, senza falsa pietà e senza manicheismi, bensì effettualmente e laicamente.[…]Emerge dalle opere di Dugo il tono di una sottile melanconìa, quasi la consapevole certezza della difficoltà dell’esistere, per cui ogni cosa è come segnata dall’ansia di una forma serrata, anche se espansa, per fissare sul piano dell’espressione un mondo di idee e di suggestioni che sembrano ruotare attorno a una particolare filosofia della vita dura, difficile, senza evasioni nè aperture. La sua non è altro che una aderenza, in un certo senso incondizionata, al proprio essere, la quale gli fa raggiungere sul piano tecnico-formale e su quello espressivo, i toni di una sorta di inquieta trascrizione percorsa da pulsioni e da emozioni che trasferite sulla tela diventano note di una inquieta coscienza artistica. […] Alla radice forse c’è la sofferta consapevolezza che nulla muta nel trascorrere del tempo e che tutto è come attanagliato da un’angoscia esistenziale che investe la ragione stessa dell’arte, la quale sembra scandire le note di una tristezza meditativa senza alternative nè evasioni.